Garu Okada e Toru Terada ospiti al Picta Matsuri: l’intervista in esclusiva!

settembre 2, 2013 in Chit Chat, Eventi

Come sapete, il Picta Matsuri si sta avvicinando!

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Cresce infatti ogni giorno di più, il fermento per questo evento organizzato dall’Associazione BenTo che si terrà a Torino dal 6 all’ 8 settembre presso il CH4 Sporting Club di Via Trofarello, 10. Tre giornate interamente dedicate al Giappone che, prendendo spunto dai festival del sol levante “Natsu Matsuri”, saranno ricche di mostre e conferenze e ospiteranno un mercatino artigianale e soprattutto ospiti italiani ed internazionali.
E proprio per voi, siamo riusciti ad intervistare in anteprima due ospiti veramente d’eccezione: Garu Okada e Toru Terada.
Okada, autrice e mangaka specializzata in “yon koma manga” (fumetti a quattro vignette), saggi a fumetti e strisce per i quotidiani, ha recentemente pubblicato per la Francia, il manga “Deux Mangakas à Angoulême” edito da Kana (Dargaud-Lombard) ed è inoltre moglie di Terada, fumettista e illustartore, che ha collaborato anche per l’Italia con l’antologia “ALIA Sol Levante”, illustrando il racconto dello scrittore Yuji Hayami e per l’art book “Fantasia Termite Bianca – An international tribute” edito da Pavesio Editore.

Garu Okada

La copertina Deux Mangakas à Angoulême di Garu Okada

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Un’illustrazione di Toru Terada

Cosa vuol dire per te essere un mangaka?

Garu Okada: «Per me la “risata” è uno degli elementi stessi della felicità. Voglio che i miei manga siano divertenti e abbiano dei contenuti capaci di accattivarsi la simpatia del pubblico. Se i lettori leggendo le mie opere potranno percepire anche solo in parte questa felicità, per me non ci sarà gioia più grande. Desidero continuare anche in futuro a disegnare i manga per diffondere l’allegria.

Toru Terada: «Disegnare è uno dei metodi che mi permette di soddisfare i miei desideri e i miei disegni sono un elemento importante per restare me stesso. Adoro che la gente li veda e che gli piacciano. Sono davvero felice di poter fare un lavoro che amo molto e inoltre, riuscire a vivere di ciò mi rende ancora più contento»!

Qual è il primo manga che hai letto nella tua vita e quale invece ti ha entusiasmato così tanto da farti decidere di diventare un mangaka?
O: «Il mio primo approccio con i manga è stato grazie alla rivista Shogaku X nensei della Shogakukan, comprato dai miei genitori perché c’erano sia fumetti che contenuti utili allo studio. Poi ricordo “Ciao”, una rivista di manga per ragazze della Shogakukan, e i Candy Candy comprati con la paghetta. Ma a dire il vero però non c’è un fumetto particolare che mi ha fatto decidere di diventare una mangaka, li leggevo solamente e sia a me che a mio fratello piacevano così tanto che utilizzavamo quasi tutte le nostre paghette per comprarli, ma non avevo mai pensato di disegnarli. Avevo realizzato dei disegni per calendari, per il retro di volantini e degli scarabocchi a lato dei quaderni. Solo quello. La prima volta che ho avuto un vero contatto con la realizzazione dei manga è stata quando ho cominciato a fare da assistente a una mangaka professionista. Anche allora, più che pensare d’intraprendere questa carriera, si trattava solo di un lavoro part time, però, mentre le facevo da assistente, mi parve un peccato chiudere quell’esperienza e con la tecnica acquisita, in seguito ho dato vita al mio primo manga. Ne ho disegnati tre e li ho portati a una casa editrice, uno ha vinto un premio per esordienti e due sono stati serializzati su rivista. In questo modo ho debuttato come mangaka professionista e la mia carriera è proseguita fino ad oggi».

T: «Ricordo I ”Weekly Shonen Champion e Weekly Shonen Jump” che leggeva mio zio e che mi mostrava quando andavo a trovarlo e per questo, ho iniziato a comprarli anch’io. Poi sicuramente mi hanno entusiasmato “Domu” di Katsuhiro Otomo e “7 bridge” di Syufo Itahashi: la forza dei disegni, la storia e la struttura, da tutti i punti di vista erano completamente differenti dai manga che avevo letto fino allora».

Come nasce un manga e come capisci che l’idea che hai avuto è quella giusta?
O: «Poiché i miei manga si basano sulle idee, non appena ne ho una la annoto su un taccuino. Per quanto sembrino insignificanti, le scrivo lo stesso. Tengo il taccuino vicino al cuscino anche quando sono a letto.
Utilizzo l’idea che penso sia più interessante e se sono inquieta oppure ho dei dubbi sul fatto che funzioni, ridisegno il fumetto da principio. Sono i lettori che devono decidere se è quella giusta oppure no. In seguito, se rileggendo la storia e mi metto a ridere, allora penso che vada bene e mi tranquillizzo».

T: «Ora lavoro su sceneggiature altrui, per cui parlerò dei disegni: Credo che quando lo sceneggiatore scrive la storia immagini in parte i disegni nella sua mente ed io cerco di superare la sua immaginazione e di stupirlo.
In genere, oltre a leggere i manga, mi diverto a guardare film, telefilm e a visitare mostre, questi divengono spunti creativi. In pratica, creo il mio lavoro sfruttando l’esperienza di quanto osservato. Non esiste un’idea giusta al 100%, la percezione dell’autore e quella del lettore sono differenti. Inoltre, se provassi a leggere la storia dopo che è trascorso del tempo, probabilmente anche la mia stessa percezione muterebbe. Ad ogni modo, è importante durante la stesura, disegnare ciò che si ritiene migliore in quel preciso momento».

Cosa ti sentiresti di consigliare ai ragazzi che vorrebbero intraprendere questa strada?
O: «Vi devono piacere i manga e gli anime, ma dovete evitare di ridurre il mondo solo a questo, dovete, vedere, conoscere e sperimentare varie realtà; le diverse esperienze diverranno il nutrimento dei vostri manga. Poi, una volta realizzata un’opera, mostratela a qualcuno famigliari, amici, editori, fumettisti ecc, non solo gli schizzi con le vignette e gli studi dei personaggi e delle ambientazioni, ma anche le tavole inchiostrate. Sforzatevi di completare del tutto una storia, solo a quel punto potrà essere definita un’opera vera e propria».

T: «Perseguite assiduamente quello che vi piace e verso cui provate interesse. Se si è soddisfatti del proprio lavoro, allora è finita. Nel caso si pensi di aver raggiunto il massimo in un disegno, in seguito non sarà possibile migliorare. Io mi auguro costantemente di divenire sempre più bravo e quando vedo le opere di altri, a essere sincero, mi capita di deprimermi. In sostanza, non dovete mai essere soddisfatti di voi stessi, ma proseguire nel continuare a perfezionarvi».

Toru, hai qualche sorpresa in serbo per il Picta Matsuri?
«Porterò parecchi volumi 1-3 dell’edizione giapponese di “Mondo Piccolo” editi da Shueisha. Essendo scritti in giapponese forse saranno difficili da leggere, ma li regalerò alle persone che interverranno alla sessione di autografi. Usateli per studiare la lingua giapponese!»

Garu, per le tue strisce satiriche trovi spunti nella vita reale o è tutto frutto della tua fantasia? E che differenza c’è tra scrivere un manga e una striscia satirica?
«Nelle mie storie ci sono molti elementi di “vita quotidiana”, i riferimenti sono numerosi e ogni giorno uso le mie “antenne” per captare degli spunti. Tuttavia, dato che, se mi basassi solo sulla mia esperienza, i mondi creati sarebbero limitati, spesso mi affido anche alla mia immaginazione. Parlando invece della differenza tra queste due forme di fumetto, direi che quella più significativa è il numero d’idee necessarie: anche nel caso di un uguale numero di pagine, per un manga normale ne basta una, ma per una striscia satirica da quattro vignette ce ne vogliono ben due per ogni singola pagina. Esiste una tradizione consolidata da tempo secondo la quale all’interno delle quattro vignette di una pagina ci devono essere “introduzione”, “sviluppo”, “svolta” e “conclusione” e a volte è davvero difficile soddisfare ognuna di tali condizioni».

Si ringrazia per la traduzione Massimo Soumaré.