Star Trek – Into Darkness: recensione

giugno 13, 2013 in A.MOvie

Star Trek – Into Darkness è il dodicesimo film della saga fantascientifica ideata da Gene Roddenberry in uscita oggi, 13 giugno, nelle sale italiane, con un mese di ritardo rispetto al resto del mondo.

star trek into darkness

Chi si aspetta di andare a vedere un film di Star Trek andrà incontro a un’amara delusione: di ciò che la saga è stata e ha rappresentato non c’è più niente, trasformata in una banale serie di film d’azione fantascientifici. La trama è piatta e piena di buchi, ormai marchio di fabbrica del buon Lindelof, che non vengono di certo sopperiti da qualche esplosione nello spazio e scene d’azione poco coinvolgenti. Immancabili anche i lens-flare, in grado, questa volta, di oscurare il volto di un personaggio durante un primo piano.

I personaggi del film sono sostanzialmente tre: Kirk, Spock e Harrison. Tutti gli altri, compreso McCoy, che era un pilastro della serie classica, non sono che comparse con il loro piccolo ruolo che serve a portare avanti la trama, ma che avrebbe funzionato a prescindere dal nome del personaggio; causa o conseguenza, a seconda dei punti di vista, di questo è la totale vaghezza nella definizione dei personaggi, soprattutto quelli femminili, con alcuni ridotti a caricature degli originali (McCoy appunto).

movies_star-trek-into-darknessI ruoli femminili sanno essere molto profondi…

Come per il film precedente, anche questa volta il cattivo, Harrison, è il classico cattivo da film d’azione che decide di distruggere tutto. Ci sono già stati cattivi così nei film di Star Trek, è vero, ma la differenza tra loro e lui è che quelli classici erano mossi da motivazioni profonde, addirittura con riferimenti alla serie, come del caso di Khan ne L’ira di Kahn o presentavano quesiti importanti allo spettatore, come la domanda se siano i geni o l’ambiente a determinare il comportamento di una persona sollevata da Shinzon nel vituperato Nemesis: Harrison è niente di tutto questo.

A rendere l’esperienza di questo film ancora più frustrante è la scena che proietta verso il finale, probabilmente nelle intenzioni degli autori un omaggio per chi ha visto la serie classica, ma che sembra più una parodia.

klingon serse

A questo si unisce un errore di continuity sulle creste dei Klingon, che sfoggiano un look ibrido tra i klingon di TNG e successive e Serse di 300: in Star Trek: Enterprise però venne liberato un virus il cui effetto è proprio causare la perdita delle creste. Questo film fa parte del reboot, è vero, ma questo è effettivo solo dal 2233, anno in cui Nero ha fatto la sua comparsa, modificando la linea temporale, ma quel particolare episodio di Enterprise è ambientato nel 2154, quindi è continuity.

L’impressione che questo film da è che Abrams e soci non abbiano mai guardato le serie di Star Trek, limitandosi a qualche film di cui hanno scopiazzato alcuni elementi senza capirne il background: lo dimostrano i personaggi definiti malissimo, gli alieni variopinti di chiara ispirazione Star Wars, contrari allo spirito originale degli alieni antropomorfi che in Star Trek rappresentavano i diversi e gli stranieri e, dulcis in fundo, i dialoghi spesso a livello “film dei fratelli Vanzina”, parolacce incluse (nda: l’ho visto in inglese).

Il concetto è chiaro: questo film è confezionato a uso e consumo di chi i vecchi Star Trek non li ha mai visti o che ritiene Prometheus un bel film: a loro probabilmente piacerà, ma se siete fan della serie vi conviene state a casa e risparmiare i 10€ dell’ormai onnipresente 3D.

Voto: 2 su 10
Worst Star Trek ever.