Sunni Muffinson

marzo 5, 2013 in Chit Chat, MOAR ink

Cominciamo questa nuova avventura alla scoperta dei migliori tatuatori italiani!

La prima ad essersi sottoposta alle nostre domane è Sunni Muffinson, conosciamola meglio.

 

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Sunniva Muffinson, classe 1983 è per metà reggiana e per metà scozzese. Inizia la sua formazione all’Istituto d’Arte Gaetano Chierici dove studia moda e design, la sua passione per il disegno la porta ben presto a diplomarsi in illustrazione alla “Scuola Internazionale di Fumetto”, a Firenze. Conclusa l’esperienza scolastica decide di mettere insieme il suo amore per il disegno con un altro grande amore: quello per i tatuaggi. E’ così che nel 2008, comincia il suo apprendistato da tatuatrice presso Lauro Tattoo, uno studio di tatuaggi storico, tra i più importanti a livello italiano. Oggi potete trovare Sunni nello studio Lauro Tattoo di Modena, dove tatua a livello professionale i suoi disegni in stile neo traditional.

L’abbiamo anche già incontrata qui con il Nerd Tattoo Project. E ora via, con l’intervista.

 

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Qual è il tatuaggio più assurdo che ti hanno chiesto?
Il tatuaggio più assurdo che mi abbiano chiesto è sicuramente quello di un ragazzo che, lasciato dalla sua fidanzata, come ultimo atto d’amore nei suoi confronti, le chiede un bacio stampato col rossetto su un fazzoletto. Peccato che dopo qualche giorno lui si è recato da me con suddetto fazzoletto chiedendomi di tatuargli il bacio della sua ex, beh, sulla chiappa. Della serie “Kiss my ass, bi***!!!”

Qual è tipo di tatuaggio preferisci fare?

adoro tutto quello che ha a che fare col traditional, il giapponese e il cartoon, ovvero linee spesse e ben marcate, sfumatura scura e piena e colore acceso e ben steso. Anche se lo stile in cui mi ritrovo meglio è il neo-traditional dalle ispirazioni vittoriane e romantiche, con un mio personale tocco “black metal”

Qual e’ il tatuaggio che hai e preferisci?

Sarebbe come chiedere a una mamma qual’è il suo figlio preferito! Forse è sempre l’ultimo fatto, in questo caso Günther, il procione che ho sul collo. Però quelli a cui tengo di più forse sono quelli a tematica nerd: il Weeping Angel e il TARDIS di Doctor Who, il simbolo dell’alleanza ribelle di Star Wars, giusto per dirne un paio.

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Qual è il tuo stile? Quale vorresti ancora imparare?

Come dicevo prima lo stile che mi appartiene è il traditional, da quello gretto e rude della miglior tradizione marinaia a quello morbido con soggetti femminili, animali,gioielli e piumaggi vari. Ultimamente mi sto buttando molto sullo stile giapponese, dato che ultimamente è sempre più richiesto, e ovviamente, ho ancora tantissimo da imparare su questa antica e nobile arte.

Come hai cominciato a tatuare?

Ho cominciato quando mi sono resa conto dell’impossibilità della prima carriera che avevo scelto, ovvero l’illustratrice. Per cui ho girato mezza Italia col mio book, finché non ho trovato uno studio, ironicamente nella mia città natale, che mi ha preso come apprendista, e dopo tanto olio di gomito e tanta gavetta, ora posso definirmi una tatuatrice!

A chi dice che per tatuare non serve saper disegnare rispondi…

Rispondo che se uno sogna di fare il pilota di rally, come minimo dovrebbe avere la patente di guida. Senza la capacità di disegno non esiste il tatuaggio artistico, è solo fredda esecuzione di qualcosa creato da altri.

Come lo vivi il tatuaggio nella società di oggi? Ci sono ancora dei preconcetti nei confronti dei tatuaggi?

Dovreste vedere come mi guardano le vecchiette d’estate con tutti i tatuaggi in bella mostra! O meglio ancora mia zia, che quando mi descrive dice “è tanto una brava ragazza, NONOSTANTE i tatuaggi!” Come se automaticamente ti cambiassero la personalità! Per fortuna ultimamente il tatuaggio si sta un po’ sdoganando, ma restano ancora tanti pregiudizi per le persone molto tatuate, il problema è che più ci sentiamo attaccati più ne siamo orgogliosi. Orgoglio e pregiudizio, insomma.

Che musica ascolti mentre tatui?

Joy Division, The Cure, The Smiths, Depeche Mode, Pantera, Echo and the Bunnymen, Smashing Pumpkins, Death in June, Bauhaus. Come dice il mio collega che se li sorbisce quasi tutti i giorni “un branco di allegroni”!

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