A.A.A. piattume cercasi: Beautiful Creatures – La sedicesima luna

marzo 13, 2013 in A.MOvie

Beautiful Creatures

Ci sono cose che fondamentalmente non si ha voglia di fare: ti sforzi, ti auto-convinci che debbano essere fatte con la stessa qualità delle altre, ma tutto quello che ottieni è di eseguirle con lo stesso entusiasmo dell’agnello il giorno di Pasqua o del cappone a Natale. Ecco, la recensione di Beutiful Creatures fa parte di questa categoria. Sto facendo di tutto per smantellare questa sensazione: luce soffusa, candele profumate e in sottofondo l’album di Florence + The Machine dove compare la canzone presente nel trailer del film, “Seven Devils”. Maledetta Florence, tu mi hai circuito con l’inganno.
O forse mi hanno tratto in inganno la presenza di Jeremy Irons e di Emma Thompson, su questo ancora non sono pienamente convinta. Credo per lo più che sia stato un misto di incoscienza e la volontà di vedere un film leggero che risollevasse una giornata pesante e gravosa. Mi sarei dovuta informare meglio, leggermi le recensioni del libro (scritte possibilmente non da adolescenti) e andare più conscia verso il mio destino, come al solito trascinando con me vittime inconsapevoli come me, anche se il fatto che fosse prodotto dalla Summit avrebbe dovuto insospettirmi (ma ti giuro compagna di merende, ero ignara). Nell’era di internet certe cose tendi a schivarle, grazie all’informazione globale: Upside Down, schivato per troppo romanticismo; Warm Bodies, schivato grazie al sacrificio di Quelli con gli occhiali; Gambit, schivato per recensioni orripilanti degli amici. E poi arriva Beautiful Creatures, che ti ammalia con il trailer, con la presenza di Jeremy Irons e con la promessa che sarà un film sulle streghe. Entrando in sala cerchi di ricordarti come mai ti piacque così tanto la saga di Anne Rice sui Mayfair, o il film Giovani Streghe (annata 1996): poi dopo venti minuti di film è lampante quanto quel ragionamento fu delirante, in quanto Beautiful Creatures non è un film sulle streghe. E con questa affermazione vi lascio a metà, come un salto della quaglia, per procedere ad illustrare la trama.
Ethan Wate è un ragazzo che vive in un piccolo e bigotto paesino della Carolina del Sud. Non si rispecchia nello stile di vita dei suoi coetaenei e passa la maggior parte del suo tempo a leggere i libri “proibiti” dalla sua comunità casa e chiesa. L’arrivo di Lena Duchaness con il suo carico di mistero e magia porterà scompiglio in ogni dove, soprattutto nel cuore del giovane ragazzo. Un maledizione grava sulla testa della giovane maga, ma sarà Ethan ad operare la magia più grande, quella dell’amore.
Già a scrivere la trama in questi termini mi fa sentire un leggero pizzicorino al braccio sinistro: no, non è l’hamburger da 460 gr che mi sono mangiata venerdì scorso, ma è  la consapevolezza di essere andata a vedere un film del genere con la speranza che fosse un buon prodotto, ma non solo, deve essere stato anche l’accostamento di questo film al genere horror (ho così totalmente rimosso il ricordo da non rimembrare dove lo abbia letto). Questo scempio è da inquadrare a pieno titolo nel genere sovrannaturale-romantico-young adult. E vi assicuro che inserire la parola sovrannaturale mi indispone. Quindi ritorniamo all’affermazione di prima, questo non è un film sulle streghe, ma un film su un amore travagliato, condito con magia quanto basta e servito con uno scenario che ben si confà all’argomento (no, non sto parlando di Amore e Incantesimi). In tema di streghe, mi rendo conto di essere cresciuta a pane e Anne Rice: chi non ha mai letto i tre libri della saga delle streghe di Mayfair non può capire la portata della mia affermazione, ma sappiate che quelli sono I ROMANZI sulle streghe e nulla può, attualmente, superarli. Purtroppo con Beautiful Creatures siamo ai livelli di Twilight, e se siete fan perdonatemi, a me tutta la serie fa venire il fuoco di Sant’Antonio. I romanzi tanto tanto, ma i film proprio no. Poi lì c’è Kristen Stewart, quindi quanto basta per odiarli. Ma torniamo a noi, sto divagando un po’ troppo.
Probabilmente non ho l’età giusta per apprezzare questo tipo di film, ma in realtà di questa affermazione non ne sono troppo convinta nemmeno io: la scenografia è ottima, forse un po’ “stereotipata” per l’argomento, ma abbastanza d’effetto; Emma Thompson è magnifica nell’interpretazione del suo personaggio, ed ahimè, è l’unico ben caratterizzato; Jeremy Irons fa il suo, ma probabilmente è l’abbigliamento; Alice Englert è in piena fase “Helena Bonham Carter wannabe”, ma il colpo apoplettico arriva inaspettato quando ti rendi conto che è figlia del premio Oscar Jane Campion; Alden Ehrenreich è bravo e probabilmente farà strada, ma qui di sicuro è di un irritante fotonico; ricorderemo tutti Emmy Rossum per il suo fondoschiena che per il ruolo in questo film, questo grazie alle sue mise che hanno fatto esclamare all’unisono “sobria eh?”.

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La sobria interpretazione di Emmy Rossum.

Cosa dire in conclusione di questo film? Vista la voglia di scrivere pari ad una estrazione dentale, ho chiesto a chi l’ha visto con me un parere spassionato, tanto per sentire un’altra opinione. Vi lascio così, con quest’ultima frase, che secondo me riassume egregiamente tutto il film:

 ”Io ho dimenticato il film.”

Amen sorella!

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