Tecnocrati, dinosauri e zombie

febbraio 22, 2013 in Survival Horror Guide

survival horror guide halloween

 

Cari sopravvissuti, è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ci siamo sentiti. Mentre voi festeggiavate il Natale, il Capodanno, la Befana, San Valentino e il Carnevale, io in compagnia dei miei amici “apocalittici” ( si proprio quelli del programam tv) mi sono rintanata in un bunker sotterraneo in attesa della fine del mondo..che però non è arrivata, tranne che per dei meteoriti caduti in Russia giusto per dar fastidio a Giacobbo

 

 

Ed eccomi quindi, stufa di aspettare l’apocalisse zombie, a riprendere le normali attività! Per prima cosa vorrei congratularmi con voi per essere rimasti vivi fino ad ora, bravi! Ora che avete completato il primo livello d’addestramento, siete pronti per affrontare nuove sfide sempre più difficili. Ma veniamo a noi, quest’oggi parleremo di video musicali horror. Come sapete ne esistono veramente tantissimi e se solo volessi ( e io non voglio) potrei passare la giornata a citarli tutti.  Invece vorrei  porre alla vostra attenzione un video “horror – fantascientifico – distopico” , girato in Italia e più precisamente in provincia di Torino dalla Silos Production (si proprio quelli che han realizzato anche l’ultimo video dei Therion). Il video in questione è “Darwin Tears”  dal progetto Docker’s Guild  ed ha come protagonisti un cattivissimo Tecnocrate alieno, l’ultimo dei dinosauri e una carrettata di zombie sparsi come se fosse parmigiano, il tutto condito anche da forte critica al fondamentalismo religioso e da una regia che s’ispira all’Espressionismo tedesco anni 20′. Insomma, mancano solo più i due leocorni, che volete di più?!? Ovviamente, come i nostri amici della Silos ci hanno abituato, un buon video musicale “horror- fantascientifico – distopico” che si rispetti non può durare meno di 10 minuti..ecco infatti che anche in questo caso abbiamo, più che un semplice video, un vero e proprio cortometraggio musicale. Questa volta però non potevo farcela da sola, c’erano decisamente troppe informazioni in ballo, mi sono fatta quindi aiutare dai miei informatori per scovare in rete un’intervista a colui che ha ideato tutto questo, ovvero il musicista Douglas Docker.

 

Ecco di seguito le dichiarazioni prese da www.digi.to.it a cui ho provveduto ad aggiungere delle immagini rappresentative:

Questo è il signore che parla ;)

Questo è il signore che parla ^_^

Come ti sei avvicinato al mondo della musica e qual è stato il tuo percorso?
«Sono mezzo americano e mezzo francese, ma ho vissuto sempre in Italia, a parte un periodo di 15 anni dove ho girovagato per il mondo. Ho iniziato a suonare il pianoforte classico quando avevo sette anni, nei primi anni ’70, poi mi sono anche cimentato col violino. Da bambino vivevo esclusivamente nel mondo della musica classica ed è solo quando uscì il film Grease che il rock ha cambiato la mia vita. I primi artisti che ho amato furono Elvis Presley, i Kiss, i Rockets, i Police, i Queen, gruppi con un alto senso della teatralità e dello spettacolo e che mi hanno profondamente influenzato. Il mio percorso di studi è complesso e variegato. Sono un rocker anomalo perché ho sempre avuto un piede nel mondo accademico. Sono laureato in pianoforte classico in Conservatorio, ma anche in etnomusicologia. La mia tesi aveva a che fare con la venerazione di demoni da parte dei musicisti tradizionali thailandesi ed il repertorio rituale ed esoterico ad essi connesso. Le mie prime esperienze musicali sono state concerti e concorsi come pianista classico e come violinista nell’orchestra della scuola dove studiavo. E’ solo dopo, negli anni ’80, che ho iniziato a suonare nei primi gruppetti rock e nel ’92 emigrai a Hollywood dove dopo aver frequentato il “Musicians Institute”, entrai nei “Biloxi”, gruppo rock melodico che ebbe un notevole successo in Europa e Giappone. Nel ’95 tornai in Italia e poco dopo fondai il gruppo oggi noto come “Disco Inferno”, il primo di una serie di band dedite al revival della disco music anni ’70. In seguito presi una lunga pausa dalla musica, a causa di problemi di salute. Ma nel 2008 ho ripreso le attività, creando il progetto “Docker’s Guild” e apparendo anche come special guest in alcuni progetti e gruppi internazionali e a breve uscirà anche il nuovo album delle death metallers svedesi Frantic Amber in cui sto collaborando».

Parliamo del progetto Docker’s Guild: come si compone?
«Docker’s Guild è un progetto multimediale con al centro una storia di fantascienza che ha come argomento centrale gli eccessi delle religioni organizzate, in particolare quelle monoteistiche. Non è una storia contro le religioni, ma al contrario una critica feroce di tutte le intolleranze, i fanatismi e la stupidità che circondano e nascondono il vero messaggio di qualunque percorso spirituale, che è la tolleranza e la compassione. Il primo album contiene una lunga lista di special guest di caratura internazionale quali Gregg Bissonette, Tony Franklin, Guthrie Govan, Amanda Somerville e molti altri. La formazione live è invece composta da validissimi musicisti italiani quali Anna Portalupi, Anna Petracca, Davide Ronfetto, Andrea Rampa e Salvatore Amato. Ma data la natura del progetto, negli album futuri ci saranno vari altri special guest a seconda del bisogno del brano specifico. Strutturalmente il progetto comporta 5 album che narrano la vicenda più 4 album complementari legati anch’essi alla trama generale. Il genere musicale è un prog rock/metal melodico con forti influenze AOR».

Come si evolverà la storia?
«A partire dalla stagione 2 gli eventi storici si sposteranno in un futuro sempre più oscuro e degradato, mentre una squadra di scienziati cercherà di salvare l’umanità dalla distruzione ormai sempre più vicina. Non posso rivelare il finale della storia, ma credo che sorprenderà tutti perché ci saranno diversi colpi di scena totalmente inaspettati».

Parlaci dell’album “The Mystic Technocracy – Season 1: The Age of Ignorance”
«L’album parla del decadimento dell’umanità a causa di una razza aliena il cui scopo è spazzare via la vita sulla terra, prima con gli eventi di estinzione di massa della preistoria e poi con la venuta dell’uomo attraverso le religioni, create proprio per distruggere l’umanità. La trama copre quindi un lasso enorme di tempo, dalla creazione delle vita sulla terra miliardi di anni fa, ai nostri giorni. L’album è concepito come una serie tv o un serial cinematografico anni ’20, infatti ogni canzone rappresenta un episodio. Tutta la grafica dell’album e anche i vari video e cortometraggi ad esso connessi sono in bianco e nero con uno stile che ricorda l’Espressionismo tedesco degli anni ’20».

la copertina del cd

la copertina del cd

Quali premi ha vinto?
«L’album ha avuto un successo sorprendente di critica che francamente non mi aspettavo, poiché è un genere non di moda, con una produzione molto anni ‘70/’80. Il 90% delle recensioni sono state eccellenti con voti quasi sempre superiori al 9/10. Abbiamo anche vinto una serie notevole di awards su varie riviste e webzines in tutto il mondo. Siamo stati votati miglior album del 2012 in Australia, Romania, Francia, Inghilterra, USA, Italia e Giappone. Abbiamo anche moltissimi awards in varie liste dei 10 migliori album del 2012 e io ho avuto il grandissimo onore di essere stato votato miglior tastierista dell’anno in Svezia. Una cosa che mi ha imbarazzato non poco, non me l’aspettavo davvero e sono molto riconoscente che gli sforzi enormi che ho dovuto affrontare per portare a termine il progetto abbiamo dato i loro frutti».

Darwin’s Tears è il singolo che hai scelto per realizzare il video e rappresentare il cd, perché proprio questo? Di cosa parla?
«Non credo si possa parlare di singolo, perché il brano dura 8 minuti e il cortometraggio 11, quindi non passerà mai né in radio né in tv. Ma è uno dei pezzi simbolo dell’album e che meglio ne riassume il tema. E’ anche l’ultimo brano che ho scritto e l’unico che canto io, quindi lo sento particolarmente vicino. Il testo è complesso, ci sono quattro sotto-trame che scorrono in parallelo, ma essenzialmente la canzone è un dialogo immaginato tra l’ultimo dinosauro sulla terra e il tecnocrate, l’alieno che ne ha causato l’estinzione. Può sembrare un’idea stupida e molto fredda, ma in realtà la canzone è molto sofferta, struggente e lirica».

un facile riassunto

un facile riassunto

E invece il video musicale?
«Il cortometraggio “Darwin’s Tears” è il primo passo verso l’espansione multimediale del progetto e ha richiesto sforzi non indifferenti e la collaborazione di un gran numero di persone e organizzazioni. E’ stato prodotto dalla Silos Production, la stessa squadra che due anni fa ha girato a Torino il cortometraggio “011” dei Therion. Il video è stato girato interamente nella città medievale e nella chiesa sconsacrata di San Giuseppe di Pinerolo. Ci sono un gran numero di attori, modelle e comparse, molti delle quali sono miei allievi nella scuola di musica che gestisco. Come ho detto prima, il video è in bianco e nero, in stile espressionista tedesco anni ’20, è molto oscuro, provocatorio, ricco di simbolismi che diventano chiari seguendo il testo della canzone. Purtroppo sono quasi sicuro che mi darà dei problemi a causa del tema, che è una critica feroce al Creazionismo e questa nuova mania di cercare di farlo passare come fatto scientifico e materia di insegnamento nelle scuole, soprattutto in America».

A voi una succosa anteprima in attesa della diffusione

 

 

Ah dimenticavo, se domani passaste dalle parti di Moncalieri (TO) e foste curiosi di vedere il cortometraggio in anteprima recatevi all’Audiodrome verso le 15 e non rimarrete delusi, mentre se ci passate di sera, alle 22 potrete assistere al concerto della band.