Dexter – Serial Killer di Serial Killer

febbraio 21, 2013 in Anonima Telefilm

Locandina - Stagione 6

Locandina – Stagione 6

Un serial killer di serial killer. Diciamoci la verità: non è un’idea spettacolare? L’uomo che ha avuto questa pensata geniale si chiama Jeff Lindsay e su questa idea ci ha scritto un romanzo dal titolo La mano sinistra di dio (2004) e due anni più tardi, il signor James Manos, Jr. (I Soprano, The Shield) decide di farci una serie tv, e da li in poi il decollo!
Per i puristi che detestano le trasposizioni televisive o cinematografiche dei loro libri preferiti, c’è una prova pressoché ardua da affrontare perché in questo caso, la critica trova poco spazio per proliferare nella negatività.

Nei panni di Dexter Morgan troviamo Michael C. Hall (Six Feet Under, Paycheck, Gamer), il quale, a dispetto delle poco convincenti interpretazioni precedenti, questa volta da il massimo, facendo vedere realmente di cosa è capace. Ci troviamo davanti ad una serie tv dai livelli incommensurabili, in pratica un prodotto che raggruppa l’ormai rara componente dell’originalità, affiancata da un lavoro di regia e sceneggiatura a dir poco eccelsi. La prima stagione tratta le vicende del libro di Lindsay, con qualche sfumatura qua e la, ma la vera e straordinaria performace della serie, si evince dalla seconda stagione in poi. Si, perché a lavorare su un prodotto già realizzato, impacchettato e pronto, dite voi, non ci vuole niente. A continuarlo invece? Li è tutta un’altra storia!
Arrivati a questo punto ci si rende conto che gli sceneggiatori della Show Time hanno raccolto il testimone dell’autore de “La mano sinistra di dio” e l’hanno fatto con cura e mirabile perizia.
Micheal C. Hall
Arrivata alla settima stagione, Dexter non vacilla minimamente e non cala di un’oncia la qualità della storia. Solo i ritmi di tanto in tanto oscillano, ma a mio avviso lo si può considerare come una sorta di breve sosta per riprendere fiato durante una corsa in salita, che al momento sta procedendo alla grande.
Ogni stagione è composta tassativamente da 12 puntate, non di più, scelta con la quale mi trovo senza ombra di dubbio concorde. Sicuramente una trovata della produzione, la quale ha di certo voluto porre un limite, per evitare di sfasare, bruciare e sfilacciare quello che è un bacino di creatività estremamente delicato e di certo non inesauribile.
A parlare di questa serie tv non si può fare a meno di iniziare proprio dalla Openig Theme, la sigla! Una musica realizzata da Rolfe Kent (40 giorni & 40 notti, Kate & Leopold) posta su di una sequenza video, raffigurante l’inizio della giornata tipo di Dexter, dal risveglio, passando all’indossare la maglietta (un semplice atto quotidiano che viene sottolineato con un primo piano come a rappresentare il momento in cui Dex indossa la sua “maschera”) fino a quando chiude la porta di casa per andare a lavoro, indirizzando un sorriso di circostanza ad un ipotetico dirimpettaio.
Tutto normale fin qui, se non fosse che il montaggio della sigla è stato chiaramente realizzato in modo tale da esaltare ogni movimento e ogni gesto da farlo sembrare quasi delittuoso: il coltello che taglia l’arancia con la stessa cura e forza che si userebbe ad un arto, oppure il filo interdentale che si stringe sulle dita come se si stesse strangolando qualcuno. Una parola: GENIALE!
Per il resto, l’argomento portante della serie gioca le sue carte sul concetto della dualità che esiste in ognuno di noi. Dexter lo chiama L’oscuro passeggero. Il mostro che alberga dentro di lui e che di tanto in tanto gli chiede di essere nutrito con una nuova vittima da far sdraiare “sul suo tavolo”.
il personaggio di Dexter sa bene che è inutile opporsi alla propria natura e che invece deve dividere e separare bene le due cose, al fine di non far conoscere il suo oscuro passeggero al resto del mondo, prima fra tutti, sua sorella Debra, qui interpretata da Jennifer Carpenter (Faster, Solo per Vendetta, Gone).
Jennifer Carpenter
Per far si che ciò non accada, Dexter segue “Il codice di Harry”, suo padre adottivo ed ex poliziotto, ruolo affidato ad un eccelso James Remar (Il mai nato, RED, Transformers 3) . Il padre si accorge delle tendenze sociopatiche del figlio fin dalla tenera età e memore delle proprie esperienze professionali (e di come ha trovato il piccolo), sa che non può cambiare la natura di suo figlio, così decide di indirizzarla verso un sentiero, per così dire, “socialmente utile”.
Il piccolo Dexter non è figlio naturale di Harry, bensì decise di adottarlo dopo che lo trovò in una pozza di sangue (che tral’altro era quello della stessa madre, sventrata davanti ai suoi occhi. Una personalità letteralmente nata nel sangue, come direbbe lo stesso Dexter) nel bel mezzo di una scena del crimine.
James Rernar
Lo vediamo fingere e sorridere, lasciando al telespettatore la sensazione chiara e cristallina di finzione, mentre, con successo, porta avanti i suoi tentativi di relazionarsi con gli altri. Prova quindi a costruirsi una famiglia, nella fattispecie con Rita Bennett impersonata da una splendida Julie Benz (Angel, No Ordinary Family, John Rambo, Saw V), ma in seguito egli stesso si renderà conto che la sua vita va avanti solo grazie al moto perpetuo generato dal tumultuoso duello, quasi dai tratti Shakespiriani, tra lui e il mostro che alberga nella sua anima, più che nella mente.
Julie Benz
Nella prima stagione Dex ci fa conoscere il suo codice mediante i ricordi di quando Harry gli insegnava ogni segreto del proprio mestiere, ma al rovescio, creando intenzioni e atteggiamenti quasi speculari a quelli di una normale figura genitoriale. Consigli e rassicurazioni varie che vanno dal fingere le emozioni (anche davanti alla macchina fotografica), saper riconoscere gli assassini e i criminali ed essere sicuro della loro colpevolezza. Non lasciare mai tracce e cose così insomma.
La sceneggiatura di ogni stagione, come dicevo prima, si suddivide in 12 puntate. L’inizio non è mai come lascia presagire al telespettatore, perché come nella vita di tutti i giorni, gli eventi si evolvono e cambiano con un non nulla e con altrettanta facilità, anche le compagnie e le conoscenze che Dexter trova sul suo cammino.
Di questa serie si può dire davvero tanto, credetemi, e non va raccontato nulla perché si rischia di rovinare l’atmosfera e la meraviglia nel vedere un’idea così eccelsamente oscura sfumare nel nulla. Dexter è un telefilm che va visto al di sopra di ogni ragionevole dubbio. Può anche non piacere per via di qualche assurdo motivo ma è indubbio che anche un piccolo concetto o uno stupidissimo messaggio che faccia riflettere, rimanga a tamburellare nella testa di chi sta guardando (personalmente né dubito, ma può succedere). Pensateci un po’: un serial killer di serial killer. Che figata!