Qualcuno chiami un esorcista! The Possession

dicembre 30, 2012 in A.MOvie

Questa è l’ultima recensione che mi è rimasta sul groppone a causa del periodo di tesi. Quindi per il vostro sollievo e il mio, non dovrete più leggere questo tipo di premessa. Però, ora per cortesia smettete di darvi soddisfatte pacche sulle spalle a vicenda, in quanto LA premessa non ve la toglie comunque nessuno.
Premessa: la sera che ho visto questo film ero particolarmente battagliera, in realtà pensavo di andare a vedere On the Road di Walter Salles. Eravamo psicologicamente pronte, io e la mia compagna di merende… Addirittura avevamo saltato la volta precedente perchè io ero provata dalle fatiche universitarie e quindi non avrei reso al meglio durante la visione. All’arrivo al cinema la dura verità: l’avevano tolto dalla programmazione, e senza aspettare il giovedì delle nuove uscite! Anatema su di loro e la loro progenie: io ero già pronta, la premessa e la conclusione era già pronta, la mia verve indistruttibile era pronta. Ero persino disposta psicologicamente a vedere le tettine della Stewart cercando di non considerarle inespressive come lei. Niente, tutto sfumato come un black out prima del salvataggio decisivo a Tomb Raider, quindi abbiamo ripiegato su The Possession. L’idea è sembrata ganza fin da subito, in quanto la maschera del cinema all’entrata ci ha apostrofato con “Siete così coraggiose?” e noi con fare baldanzoso e gradasso “Ci vuole ben altro!”. Fummo accompagnate per i seguenti 92 minuti da quell’affermazione.
Ecco brevemente la trama: Clyde e Stephanie sono una coppia divorziata da poco, ed assieme alle figlie Em e Hannah stanno cercando di ricostruirsi una nuova vita da separati. Quando tutto sembra stabilizzarsi, la quiete viene interrotta da un acquisto inaspettato: dal momento in cui Em entra in possesso di una scatola intagliata comprata ad un mercatino di quartiere, le cose precipitano rapidamente. Il soprannaturale è tra loro.
Le nostre idee su cosa ci aspettava erano poche e ben confuse e credo che lo fossero anche dell’esiguo numero di persone presenti in sala. Eravamo un piccolo gruppo disperso nelle varie file, il mio habitat naturale per poter commentare senza trogloditi vicino.
Partendo dalla base, il topic del film non è nuovo, anzi il tema della possessione è stato ampiamente esplorato e brutalizzato da chiunque avesse una telecamera, quattro amici sbronzi e due soldi da buttare in pubblicità. Ogni anno devo sorbirmi, con lo stesso spirito di sacrificio di Tafazzi, il tentativo di qualcuno di raccontare qualcosa di nuovo a riguardo spacciandolo per il film più terrorizzante degli ultimi dieci anni e tremendo peggio della poesia Vogon (e proprio riguardo quest’anno, lasciamo proprio perdere L’altra faccia del Diavolo). Ogni volta il confronto è inevitabile e impietoso con il capostipite più famoso ed immortale, ovvero L’Esorcista. Quasi quarant’anni e portarli benissimo. In questo caso usciamo dal mondo cristiano per immergerci in quello ebraico: si cambia campo di battaglia ma il male è lo stesso. Insomma, mettiamo via i crocefissi per tirare fuori le chichissime peot ebraiche.
Il demone in questo caso è un Dybbuk, un’entità intrappolata in una scatola per non nuocere ai viventi. Ma per il resto abbiamo una bambina, abbiamo un demone, abbiamo esami medici impressionanti, abbiamo un esorcismo. Direi che la formula è completa. Qui ci mette lo zampino il mio amatissimo Sam Raimi, non in veste di regista, ma di quella di produttore. Eppure si nota nello stile registico la sua impronta, il suo modo di utilizzare la colonna sonora a favore dei momenti di tensione. Ole Bornedal pare abbia assorbito come una spugna, e di questo rendiamo grazie. Probabilmente questo film, visto al sicuro all’interno del proprio focolaio domestico, perde il 50% del suo fascino: un po’ per la colonna sonora, un po’ per una perdita graduale di mordente nello svolgimento. Verso metà del film si smarrisce l’interesse, seppur tuttavia continui a presentarsi registicamente curato.
Vediamo un po’ chi troviamo:
- facciamo un sospirone innamorato collettivo per Jeffrey Dean Morgan, il quale da Supernatural non perde l’abitudine di avere a che fare con i demoni: non che mi dispiacesse con la tutina del Comico, ma per me lui sempre sarà un appartenente della famiglia Winchester.
- Kyra Sedgwick in una delle sue più sobrie apparizioni: niente rossetto pugno in faccia e niente tailleur di colori agghiaccianti. Un bel passo avanti.
- Natasha Calis: lei la voglio nominare perchè devo ammettere che la sua recitazione non ha fatto una piega. Niente a vedere con Linda Blair, però si è difesa benissimo.
- L’unico attore che avrei voluto citare fin dall’inizio, ovvero Jake di Melrose Place, all’anagrafe Grant Show. La meraviglia di vederlo è stata pari all’orrore di constare di quanto sia invecchiato male. Maledizione, certi miti giovanili dovrebbero ritirarsi a vita appartata e non rovinare i sogni di una più vicina ai trenta che ai venti come me. Ci avete tolto Luke Perry, James Marsters (senza platinata alla Billy Idol la magia è finita) e anche il più mite Matt LeBlanc. Dateci una tregua, grazie.
In conclusione, questo film non eccelle particolarmente, ma per lo meno s’impegna: sicuramente il tema strausato come le mutande più comode del vostro cassetto, non aiutano a proporre un film fresco e innovativo sul mercato così ampio che spazia sul tema della possessione. Rimanendo in tema Raimi, ho trovato molto più geniale Drag me to Hell, nonostante la tematica fosse leggermente differente.

In fine voglio regalarvi qualche perla dalla rubrica occasionale intitolata “le cose che questo film mi ha insegnato“. Liberissimi di non leggere, nonostante non ci siano spoiler dichiarati, qualche rimando potrebbe far saltare la mosca al naso ai più smaliziati:
1. Stare lontani dai pianoforti: quando suonano QUELLE tre note all’improvviso, non si presagisce nulla di buono.*SBREM!*
2. Mai, e dico mai, acquistare una scatola intagliata ad una vendita all’aperto. Se un demone s’impossessa di te, non esiste ufficio reclami.
3. Se chiedi ad un demone di prendere il tuo corpo, gentilmente e in maniera convincente ed educata, questo sarà felice di accontentarti. Anche se a lui fottesega.
4. La frizzante capigliatura ebraica potrebbe essere un problema durante un esorcismo.
5. Se hai un Dybbuk in macchina, guardare a destra e a sinistra agli incroci prima di attraversarli.

Scheda tecnica su IMDb
Stay tuned!